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Un’Europa fossil free entro il 2050?

Un’Europa fossil free entro il 2050?

«Costruire l’infrastruttura per decarbonizzare il sistema energetico dell’Ue entro il 2050 con grandi quantità di “green gas” dovrebbe essere fino al 36% più costoso che attraverso l’efficienza energetica e l’elettrificazione intelligente, anche nei paesi europei con un clima freddo». A dirlo è il nuovo rapporto “Towards fossil-free energy in 2050”, realizzato da Element Energy e Cambridge Econometrics per conto dell’European Climate Foundation.

Nessuno degli scenari dello studio si basa interamente sull’elettrificazione diretta di tutta la domanda di energia. Lo studio conferma la complementarità dell’elettrificazione diretta con le reti di calore e l’idrogeno verde a zero emissioni di carbonio. Tuttavia, conferma il primato della massimizzazione dell’efficienza e dell’elettrificazione intelligente, consigliando l’utilizzo dell’idrogeno verde disponibile solo per applicazioni specifiche in cui possa dare il massimo valore aggiunto, come lo stoccaggio stagionale e la peak power supply. «Infatti, gli scenari che si basano sull’idrogeno verde al di là di queste funzioni aumentano i costi del sistema energetico e le bollette energetiche dei privati: Spesa supplementare delle famiglie per l’energia tra 165 e 214 miliardi di euro nel 2050; Costi infrastrutturali aggiuntivi fino al 36%. I risparmi nelle infrastrutture elettriche (-22%) derivanti da un maggiore utilizzo di idrogeno verde nel riscaldamento residenziale e nel trasporto su strada sono compensati da investimenti aggiuntivi nelle infrastrutture del gas (+248%)».

Laurence Tubiana, CEO dell’European Climate Foundation, sottolinea che «Il dibattito non riguarda più la possibilità che l’Europa sia neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050, ma il modo per arrivarci. E’ giunto il momento di fare scelte chiare verso sistemi energetici privi di combustibili fossili in Europa. L’”Europa che vogliamo” è quella che protegge i suoi cittadini dalle minacce globali come il cambiamento climatico, li aiuta a riprendere il controllo delle loro vite, ma anche a raccogliere i benefici economici e sociali della transizione a zero emissioni di carbonio».

Il rapporto sottolinea che rileva che entro il 2050 in Europa è possibile avere dei sistemi energetici Fossil Free che possono presentare grossi vantaggi da un punto di vista socio-economico rispetto alle attuali politiche energetiche: «Entro il 2050 potrebbero essere creati  1,8 milioni di posti di lavoro in più». Il rapporto rileva anche grandi cambiamenti strutturali tra i diversi settori, con un abbandono delle industrie dipendenti dai combustibili fossili per la prodizione a base di energia elettrica. Ma il rapporto avverte che «Dovranno essere fatti sforzi per garantire che i lavoratori siano riqualificati per ottenere lavori di qualità nei settori in crescita del futuro».

Benjamin Denis, dell’European Trade Union Confederation evidenzia che «Il rapporto  fa giustamente riferimento alla necessità di una strategia più completa per una “transizione giusta” per tutti i settori economici interessati. La transizione verso un’economia a zero emissioni nette avrà un impatto sulle regioni e sui lavoratori anche al di là del settore carbonifero. E’ necessario compiere sforzi dedicati per garantire che i lavoratori abbiano le competenze necessarie per i posti di lavoro di alta qualità e ben retribuiti nei settori in crescita del futuro».

Prese nel loro insieme, le famiglie europee potrebbero risparmiare fino a 23 miliardi di euro di spesa energetica e il Pil dell’Unione europea crescerebbe del 2,1%. L’European Climate Foundation spiega che «La chiave è sbloccare le ristrutturazioni edilizie e l’elettrificazione intelligente dei settori del trasporto stradale e del riscaldamento, in quanto apportano importanti benefici rispetto ai sistemi energetici passivi e inefficienti».

Lisa Fischer, senior policy advisor di E3G, fa notare che «L’Ue può ora passare con sicurezza da scenari a scelte concrete verso un sistema energetico a zero emissioni di carbonio. Ciò è indispensabile per una transizione giusta e ben gestita e il programma è chiaro: proteggere i consumatori dando la priorità agli investimenti nell’efficienza e nella domanda attiva ed evitando investimenti in infrastrutture fossili non abbattute, costruire la fiducia degli investitori attraverso un’agenda senza ambiguità in materia di energie rinnovabili e di elettrificazione intelligente che si riflette in una valutazione aggiornata delle esigenze infrastrutturali dell’Ue; rafforzare la competitività dell’UE sostenendo tecnologie innovative e neutre dal punto di vista climatico per risolvere sfide continue come lo stoccaggio stagionale».

Insomma, i sistemi energetici senza fossili in Europa entro il 2050 sono fattibili in diverse configurazioni e, rispetto alle attuali politiche, possono avere grossi benefici dal punto di vista socio-economico: «Una riduzione del 54% del fabbisogno di sostegno termico; Il renewables curtailment scende complessivamente del 47%; Una riduzione del 22% degli investimenti infrastrutturali in quanto le ristrutturazioni degli edifici riducono i picchi della domanda di energia negli edifici». Il rapporto fornisce una guida pratica ai sistemi energetici fossil free entro il 2050 come parte dell’obiettivo europeo Net Zero Economy.

Dall’Italia arrivano reazioni molto positive riguardo agli scenari tracciati da “Towards fossil-free energy in 2050”. Per Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente «Anche questo Rapporto conferma come sia possibile costruire una transizione verso un modello energetico fossil-free in Europa con benefici economici oltre che sociali e ambientali, per via di una generazione distribuita pulita ed efficiente. E’ arrivato il momento per l’Italia di scegliere con convinzione questa direzione di cambiamento aprendo un confronto in questa direzione sulla versione finale del Piano energia e clima».

Anche secondo Mariagrazia Midulla, responsabile clima ed energia Wwf Italia, «Oggi abbiamo l’opportunità di trasformare una necessità assoluta per il clima, quella di decarbonizzare l’energia, in una grande opportunità economica e sociale. La chiave, come conferma lo studio, è avere una visione, nella quale si affrontino i diversi aspetti del problema in modo sistemico, integrato e sinergico. In Italia, aggiungerei, l’elemento essenziale è la governance, vale a dire la capacità di governare la transizione per trarne il massimo beneficio: è una sfida che deve vedere protagonisti istituzioni e stakeholders a tutti i livelli. Attorno alla sfida climatica abbiamo l’occasione per ricostituire il nostro essere Paese».

Luca Bergamaschi, ricercatore associato dell’Istituto Affari Internazionali e promotore di Clima Europa, conclude: «E’ una buona notizia per il clima: oggi abbiamo già tutte le tecnologie per cessare completamente l’utilizzo dei combustibili fossili entro il 2050 in totale sicurezza e in modo conveniente. Le rinnovabili sono importanti ma la chiave è investire massicciamente in efficienza energetica e nell’elettrificazione intelligente del riscaldamento e dei trasporti. E’ evidente che non abbiamo più bisogno di nuove infrastrutture fossili, come gasdotti, a patto di accelerare l’impiego dell’efficienza energetica e l’elettrificazione del riscaldamento. Ciò permette di pianificare in sicurezza l’uscita dal gas per la produzione di calore che accompagnerà la già avanzata decarbonizzazione del settore elettrico. Continuare a investire nell’esplorazione, produzione e trasporto di gas e petrolio non è solo un rischio esistenziale per il pianeta ma anche un grande spreco di risorse economiche. Dobbiamo ripensare in toto la politica estera e le relazioni internazionali dando seriamente priorità all’attuazione dell’Accordo di Parigi».

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